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Si chiama Nina. La trovo a Filonovo intenta a curare l’orto. Per tutti, in zona, è semplicemente “l’italiana”. Sorridendo lo conferma anzi mi chiede aiuto: “Mia madre, Marta, in punto di morte mi ha confidato che mio padre era un cuoco italiano, mi puoi aiutare a rintracciarlo?” Il nome? “Non lo so, so soltanto che era un cuoco. Ci portava da mangiare ogni giorno, era un bravissimo ragazzo, ci ha aiutato molto”. Quell’amore fuggevole, di guerra, è salito d’intensità ogni giorno fino a quando, il 31 maggio del 1943, è nata Nina Ivanovna Kosykh. Da ragazzina ha avuto grandi problemi perché figlia di un invasore, la madre non si è mai sposata e Nina ha il cognome dello zio, il fratello della madre. Ora è nonna ed è felice. Ha due figli, Liubov e Nicolaj e da quest’ultimo ha avuto due nipotini. Non è bella, anzi ha i baffi ma lo sguardo è dolce. Ha superato lo choc di essere frutto della guerra. Non è la sola. Il sindaco, Pavel Petrovic Kurghiudv, mi confida che dalle parti di Filonovo scorre molto sangue italiano. Olga e Tatiana, che vendono miele nel mercatino di Juravka, ricordano che le nonne hanno sempre raccontato storie di italiani. “Qui erano molto amati, ma in tanti sono morti congelati”. Ci sono sicuramente altre due figlie di italiani nel paese. Anzi, erano tre ma una è saltata su una mina, quelle scatolette rosse lasciate dai nostri soldati. Strano destino per la figlia di un italiano essere uccisa da una mina italiana.

Ci sarebbe molto da scrivere sulla presenza dei soldati di Armir. Tutto storie diverse.  Intanto molti hanno saputo della fine della guerra molti anni dopo: basti pensare che cinquant’anni dopo, quando sono andato per la prima volta in quei villaggi, ci volevano tre giorni per chiamare l’Italia. Figuratevi nel ’43. Nel nostro Paese c’era ancora il fascismo e alcuni hanno deciso di non tornare. Altri hanno trovato l’amore, dopo esser stati tanto coccolati da donne russe e ucraine. In tanti hanno dunque deciso di restare. Ne ho incontrato casualmente uno a Kharkov, si chiamava Arturo Campalto e nel suo paesello, nel Vicentino, c’è il suo nome sul cippo in piazza per i caduti. Invece fa il camionista a Kiev. E’ stato lui a salutarci, in un improvviso rigurgito nazionalista, per poi di nuovo nascondersi.

Già, gli amori. Ci sono quelli rimasti un sogno, come è successo a Svetlana. Non parla italiano ma conosce molte parole di italiano. Quando le chiediamo perché diventa paonazza. “Roba da giovane, ora sono vecchia”. Si chiamava Mario. E’ passato tanto tempo, lei era una bambina. Mario si presentò una sera a casa sua. Era sporco, lacero ma soprattutto affamato. Cominciò a parlare con quella bambina che neppure sapeva dov’era un posto che si chiamava Italia. Le raccontò della sua isola che si chiamava Sicilia, delle arance che dove abitava lui erano grandissime, come qui. “Che bel sorriso che aveva, e che capelli neri lunghi” spiega Svetlana. Poi arrossisce, abbassa gli occhi, non apre più bocca.

Tutti negano, ma i soldati italiani letteralmente scomparsi in Russia, cioè quelli di cui non si ha certezza della morte …mio padre e stato fortunato e riuscito a tornare vivo ma ci raccontava sempre che li aveva avuto un figlio da una contadina russa che lo aveva aiutato durante la prigionia lui e morto da 54anni e a me farebbe piacere ritrovare questo fratello ma non saprei da dove cominciare !! Maria

Poi ci sono quelli belli e realizzati. Mi sono sempre sorpreso di scovare nei racconti di guerra tanta pace. Una sera ho conosciuto Liubov Filipnova: una predestinata perché il suo nome in russo significa proprio amore. Adesso è morta ma mi ha raccontato tutta la sua grande storia con Remigio De Netto, classe ’23, di Mesagne in provincia di Brindisi. Un marinaio. Anche lui è morto, di malattia. Avevano due figli, Mario e Nicola che ora stanno faticando per avere un visto per l’Italia pur essendo per metà italiani.

(da “Lettere dal Don” di Pino Scaccia)

Buon giorno. Chiedo scusa per il disturbo ma mi accingo ad un ricerca sul mio compaesano il Tenente del Carabinieri Puoti Alberto. Dall’Albo dei caduti si evince solo quanto innanzi riportato e nell’Archivio Storico del Carabinieri la stessa cosa. Potrebbe esserle capitato, nelle Sue ricerche, di incontrare il suo nome? In caso affermativo potrebbe darmi qualche notizia? Sono un disabile motorio e poco posso consultare archivi o altro. La ringrazio. Domenico Guida

 PUOTI ALBERTO

NATO A SANTA MARIA A VICO (CE) IL 16.08.17

Data di Decesso/Dispersione: 22/12/1942
Luogo Decesso: MOSCOVO FUCILATO ALLA CATTURA
Luogo Sepoltura: RUSSIA

Buonasera Pino, mi chiamo Gianmarco e sono un cultore/ricercatore di storia contemporanea. Ho letto i tuoi libri sull’ARMIR, l’ultimo VOCI E OMBRE DAL DON, ma non sono riuscito a trovare riferimenti per la mia ricerca. Ti spiego. Vorrei avere informazioni sulla sepoltura del mio compaesano MASSIMILIANO CUSTOZA. Lui, nato a Roverbella (MN), è Tenente Colonnello dei lancieri di Novara e nel 1941 partiva col reparto per la Russia. Egli prese parte con la Divisione celere alle battaglie di Stalino, Gorlowka e Rikowo nell’autunno 1941. Ferito gravemente al petto e all’addome nel combattimento del 21 febbraio 1942, decedeva durante la notte successiva. Fu decorato al valor militare. Ora, in che modo posso trovare informazioni??? Mi auguro di poter contare su qualche tua “dritta” . GRAZIE [Gianmarco Doria]

Sto cercando di raccogliere informazioni proprio relative alla battaglia sul Don che si svolse tra l’11 e il 17 dicembre del 1942.
Mio padre era sottotenente di artiglieria nella divisione Ravenna, nell’ansa di Werch Mamon.
Mio padre è mancato nel 1990 a 70 anni di età e non ha mai raccontato niente di quegli eventi, se non aneddoti poco significativi che neppure ricordo più. Inoltre non ho mai trovato molto di scritto (direi quasi niente) di
ciò che successe in quei giorni in quella zona. Molto, moltissimo è stato scritto sugli alpini e sulla loro tragica ritirata, ma pochissimo su cosa successe alle altre divisioni, per lo meno alla Ravenna nel frangente di
quella battaglia prima di Natale del 1942 e di come si sono ritirati in seguito.
 
Così, se per caso lei avesse qualche riferimento o contatto a cui io mi possa rivolgere, familiari di reduci della Ravenna per esempio le sarei molto grato.  In ogni caso, io vivo a Pinerolo e se ci sarà un’occasione la incontrerei volentieri. Grazie in anticipo e un caro saluto.   Franco Monticelli