Armir

sulle tracce di un esercito perduto

La battaglia di Nikolajewka, 69 anni fa

Il 26 gennaio 1943 si svolge la battaglia di Nikolajewka, una delle più note della Seconda Guerra Mondiale. Le forze italo-tedesche, provate, oltre che dai combattimenti, dal gelido inverno russo, si ritrovano ad affrontare alcuni reparti dell’ Armata Rossa, asserragliatisi nel villaggio per impedire all’Armir e alla Wehrmacht la fuga dalla grande sacca del Don: nel corso dei mesi precedenti, l’esercito sovietico era infatti riuscito a circondare i nemici, chiudendo qualunque via di fuga. Già dalle prime ore del mattino, la colonna formata dalle truppe in fuga dalla Russia viene fatta oggetto di un bombardamento da parte di quattro aerei dell’Armata Rossa. In vista delle prime isbe del villaggio, viene mandata all’attacco la Tridentina, unica delle divisioni italiane ancora in grado di combattere. Particolarmente significativi durante questo attacco sono le azioni dei battaglioni Vestone, Verona, Valchiese e Tirano. I russi sottopongono ad un fuoco costante i nostri militari, grazie all’uso di mortai, mitragliatrici e carri armati: gli italiani che combattono effettivamente sono numericamente inferiori di molto ai russi, visto che buona parte della nostra colonna era costituita da sbandati, soldati privi di armi e senza comando. Nonostante ciò, per tutto il pomeriggio le truppe italiane tengono testa all’esercito sovietico. In serata si uniscono alle forze all’attacco i battaglioni Edolo e Valcamonica e gli uomini della Tridentina, guidati dal generale Luigi Reverberi, riescono ad aprire un varco fra le linee russe. Il prezzo pagato è altissimo: migliaia di soldati italiani cadono sotto i colpi dell’artiglieria nemica, altrettante migliaia sono i feriti. Nonostante questo bagno di sangue, la battaglia di Nikolajewka deve essere considerata una vittoria dell’esercito italo-tedesco: grazie a questo successo, si riesce infatti ad aprire un varco nella sacca del Don e il 31 gennaio 1943 la colonna riesce a raggiungere Shebekino e dunque la salvezza presso le linee amiche. Dopo la battaglia di Nikolajewka si contarono 13.420 uomini usciti dalla sacca, più altri 7.500 feriti o congelati. Circa 40.000 uomini rimasero indietro, morti nella neve, dispersi o catturati. Migliaia di soldati vennero presi prigionieri durante la ritirata e radunati dai sovietici in vari campi. Solo una percentuale minima di questi prigionieri farà ritorno in Italia. Oggi Nikolajewka non esiste più, assorbita dalla città di Livenka.

Domani, proprio per la commemorazione della battaglia, sarò a Caerano San Marco (Treviso) dove presenterò il libro e un filmato realizzato in Russia. Sarà una grande manifestazione (al Centro Culturale Comunale, ore 20.15) alla quale parteciperanno superstiti e familiari dei dispersi. Il giorno dopo sarò a Verona (forum Fnac) sempre per “Lettere dal Don”.

9 risposte a La battaglia di Nikolajewka, 69 anni fa

  1. RENZA MARTINI gennaio 25, 2012 alle 8:06 pm

    GRANDE PINO, sempre attivo, sempre presente in prima persona ….poi raccontaci qualcosa, di questi incontri, a noi che non possiamo esserci…
    grazie , c’è tanta gente che ti aspetta, e vai, sulle ali del vento del ….Don.
    un abbraccio

  2. annysea gennaio 25, 2012 alle 8:25 pm

    non ero ancora nata ma la storia non è soggetta alle leggi anagrafiche… letta con vero interesse. grazie Pino, come Franca vorrei chiamarti” gabbiano”
    ciao, anna,
    la mamma del menestrello…

  3. Pingback: Partire è sempre un pò fuggire | La Torre di Babele

  4. Pierantonio Segato gennaio 26, 2012 alle 12:14 am

    Oggi, 26 gennaio, non è solo l’anniversario di Nikolajevka, ma è anche l’anniversario della nascita di mio padre, che avrebbe compiuto 98 anni. Voglio ricordare questi due eventi con un racconto che ho scritto basandomi sulle memorie di famiglia.
    http://www.pontieri.it/index.php?option=com_content&view=article&id=61:a-mio-papa&catid=47:testimonianze

  5. Graziano gennaio 26, 2012 alle 11:01 am

    Ormai siamo al 69°anniversario di Nikolajevka. Ed io ricerco le tracce lasciate da quell’Esercito Perduto. Voglio ricordare, ancora una volta,(ma non è mai abbastanza ), cosa significò e quale spirito animò i nostri veci in quel triste frangente. E lo faccio usando le parole di Don Carlo Gnocchi. Chi più di lui, infatti,può descrivere quei giorni. Lui, uomo pacifico, uomo di Dio, uomo disposto ad amare anche i nemici, profondamente nemico della guerra,al punto di sfidarla portando un briciolo di umanità in un teatro, quello della guerra appunto, nel l’umanità sembra non esistere più; a diretto contatto con gli uomini con la loro disperazione e la loro disperata resistenza; in un ambiente ostile, lungo una pista disseminata di morti e feriti.
    Lui, Alpino, parla di Alpini. Ma è sottinteso che il suo scritto vale per tutti i nostri caduti. Senza distinzione.
    Penso sia la più dettagliata descrizione di quella situazione che ci sia pervenuta. Parla degli Aplpini Gli Alpini avevano ricevuto l’ordine della ritirata. Lasciavano le loro posizioni Scrive Don Carlo a pag.28 di – Cristo con gli Alpini – ed. Mursia 2008
    ” Da quel giorno ebbe inizio una delle più epiche vicende che questa guerra ricordi. Gli Italiani,come già al tempo di Napoleone, seppero dimostrare la validità della loro tempra fisica e morale, contro la più accanita ostilità degli uomini e delle cose. Undici combattimenti, undici cerchi di ferro astiosamente saldati dal nemico ed undici volte spezzati dall’impeto irrefrenabile degli Alpini; settecento chilometri di marcia nella steppa bianca e sconfinata, sulla neve farinosa, agghiacciati dal vento gelato, flagellati dalla tormenta, con quaranta gradi sotto zero, senza viveri, con poche munizioni faticosamente trascinate sulle slitte superstiti, bivaccando all’aperto, spesso marciando anche di notte, attaccati rabbiosamente dal nemico, insidiati a tradimento dai partigiani, assaliti ad ogni momento dai carri armati, sotto l’incubo di incursioni aeree, quando gli autocarri si arrestavano per mancanza di carburante,le artiglierie rimanevano bloccate dalla neve, i muli cadevano estenuati dal freddo e dalla fatica, le armi si inceppavano per il gelo, la fila dei combattenti andava a mano a mano assotigliandosi per i caduti, i feriti,i congelati; quindici giorni di marce e di combattimenti, di veglie e di fame, di stenti e di eroismi nella più inospitale e crudele delle stagioni e delle terre d’Europa, contro nemici aguerriti e baldanzosi per il successo,costituiscono una delle più alte vittorie dello spirito sulla materia, della volontà sull’avversa fortuna ed una delle più luminose affermazioni della grandezza della nostra gente. Perchè si può vincere l’insidia degli uomini, uomo contro uomo – anche se più agguerrito di armi – ma occorre una forza interiore ed un valore personale di assoluta eccezione per vincere la guerra di una natura così ossessionante e disumana ed una stagione così ostile come quella che gli Alpini hanno dovuto affrontare e superare. Questo inesorabile andare verso l’orrizzonte pallido e lontano, come verso l’infinito irragiungibile, nella cornice di un paesaggio disperatamente nudo e disteso, nel quale la tragedia e l’eroismo individuale diventano risibile e vano sforzo contro il predominio bruto della natura, è tale da scoraggiare ogni resistenza e dar l’impressione di un silenzioso, fatale naufragio del corpo e più dello spirito, in così passiva e crudele smisuratezza e prepotenza del cielo e della terra. Quando una sera, appoggiandomi sfatto ad una slitta, ho scoperto, sotto la coltre bianca di neve, i corpi di due caduti che un soldato trascinava con sè da molte giornate, ostinatamente,per non dare loro sepoltura in terra di Russia, ho compreso e misurato, da quel gesto di pietà disperata, tutta la repulsione per quella terra enigmatica, fredda ed estranea.”

  6. maurizio comunello gennaio 27, 2012 alle 8:36 pm

    Ieri sera sono andato alla Serata con Pino Scaccia a Caerano San Marco (TV).La sala era TUTTA gremita da gente e altri sono rimasti in piedi perchè le sedie non sono bastate !!Segno che ancora vi è interesse sulla Campagna di Russia anche dopo quasi 70 anni.anzi ne approfitto per invitarvi ad organizzare altre Serate con Pino in altre Città Italiane .Vi voglio prima raccontare brevemente il mio incontro con Pino Scaccia che MAI ho incontrato di persona ma c’è sempre una prima volta….!Arrivato in anticipo e piazzatomi in fondo alla sala ho atteso l’entrata del “nostro” e quando arriva lo lascio passare e poi lo chiamo dicendogli “Pino !”.Si gira e mi guarda.Lo guardo e restiamo così per 4-5 secondi.Gli altri attorno ci guardano ….A questo punto prendo il mio cappello da Alpino messo vicino all’appendiabiti ,lo metto in testa ,allungo la mano a Pino Scaccia ,lo guardo,mi guarda sempre in silenzio,lui allunga la sua mano verso la mia, ci stringiamo le mani e finalmente guardandolo negli occhi gli dico :”Io sono quel Maurizio Comunello che ti scrive sul Blog !!”.Lui dice “Ah ecco chi sei !!”.Ci siamo abbracciati.Così è iniziata la nostra serata !!Poichè capitano sempre le Storie “strane” quando c’è la Russia di mezzo…..Vi racconto cosa ha detto una Donna del Pubblico(nostra Socia dell’Unirr) che essendo Orfana di Guerra perchè suo Papà è morto in Russia e l’anno scorso era andata in Russia assieme al Gruppo Alpini del suo Comune (e con anche il Sindaco ….così dovrebbero fare i Sindaci !!) e assieme al Parroco per raccogliere terra del luogo dove è morto suo Padre, a POSTOJALI e acqua del Don.Prima di partire diceva al Prete “Mi piacerebbe poter trovare qualcosa di mio Papà ..” .E il Prete le rispose “Ma sono centinaia di chilometri quadrati la Russia !!Cosa vuoi trovare dopo tanto tempo ??”.Sapete i Preti come sono fatti…..Ed infatti le arriva una telefonata di una persona di Verona,credo quello col camper che cercava i Parenti di un tale Alpino Cognome e Nome di cui HA TROVATO IL PIASTRINO là in Russia ….!!Era il Piastrino del Suo Papà !!!!Come dico sempre io il messaggio era arrivato e anche la Risposta !!!
    Meditate gente,meditate !!Alla fine abbiamo fatto la Fotografia assieme a Pino Scaccia(se no che serata è ??!!).Ve la posterà così vedrete anche voi…La gente intervenuta è rimasta contenta.Un Caro saluto a Tutti quelli del Blog .Maurizio

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